Palazzo Filoni è uno storico edificio signorile situato lungo Corso Vecchiotti, nel nucleo storico di Servigliano, città di fondazione settecentesca nata secondo un impianto urbano di matrice illuministica. Il palazzo appartiene alla categoria delle architetture nobiliari del XVIII secolo e presenta un’elevata rilevanza storico-artistica. La costruzione, sviluppatasi attraverso diverse fasi tra Settecento e Ottocento, è caratterizzata da una struttura in muratura portante in mattoni faccia a vista, da cinque piani fuori terra, di cui un piano seminterrato con cantine e grotte e una caratteristica altana sommitale.
Il valore del manufatto è legato non solo alla sua architettura, ma anche alla ricchezza degli apparati decorativi interni. In particolare, il piano nobile conserva volte decorate, stucchi, dipinti murali e tessuti parietali di pregio, riconducibili a diverse epoche e a importanti tradizioni artistiche locali. La complessità costruttiva e la presenza di elementi decorativi rendono quindi particolarmente delicati gli interventi di recupero.
Il palazzo era già stato interessato dai danni provocati dal terremoto del 1997. In quell’occasione le lesioni avevano coinvolto soprattutto i livelli superiori, con fessurazioni delle strutture verticali, fenomeni di ribaltamento delle facciate più lunghe, distacchi agli incroci delle murature e sfilamento delle travature lignee. Gli interventi successivi avevano consentito di ripristinare le condizioni di danno, concentrandosi soprattutto sui piani secondo e terzo.
Gli eventi sismici iniziati il 24 agosto 2016 hanno tuttavia prodotto ulteriori e diffusi danneggiamenti. A differenza del sisma del 1997, le criticità hanno interessato soprattutto il piano terra e il piano primo. Al piano terra sono state rilevate estese lesioni sulle volte dell’ingresso e sui soffitti voltati in camorcanna, oltre a lesioni verticali nelle murature portanti. Particolarmente grave è risultato il quadro fessurativo del piano nobile, dove quasi tutte le strutture murarie presentavano lesioni verticali e diagonali passanti. Agli incroci delle murature ortogonali del disimpegno sono stati rilevati distacchi e assenza di ammorsamento. I danni hanno inoltre interessato le soffittature e, in modo significativo, gli apparati decorativi e i tessuti delle stanze di pregio. La situazione di maggiore vulnerabilità è stata riscontrata nell’altana, interessata da cinematismi che ne hanno compromesso la sicurezza strutturale.
Per questo il progetto ha previsto un intervento complessivo di miglioramento sismico della fabbrica, finalizzato a garantire un comportamento più efficace e unitario dell’edificio.
Gli interventi hanno riguardato il consolidamento delle murature, delle volte e dei solai, oltre al rafforzamento dell’altana. Per quest’ultima è previsto un intervento particolarmente delicato, con smontaggio della struttura, consolidamento dei suoi elementi, realizzazione di una copertura provvisoria e successivo rimontaggio e ricostruzione della copertura lignea.
Sono inoltre state effettuate opere di sottofondazione, riparazione delle lesioni mediante tecniche di “scuci e cuci”, iniezioni di malte a base di calce naturale e ristilatura dei giunti murari. Gli archi e i maschi murari sono stati consolidati mediante specifici sistemi di rinforzo, mentre le volte sono state interessate da interventi di placcaggio all’estradosso.
Per i solai sono stati previsti interventi differenziati in funzione della tipologia costruttiva, comprendenti la realizzazione di un nuovo solaio, il consolidamento degli elementi lignei e il rinforzo dei solai in putrelle e voltine. È inoltre stato effettuato un sistema di incatenamento per migliorare il collegamento tra le murature ortogonali.
Il progetto ha compreso il recupero degli apparati decorativi danneggiati dal sisma. Il restauro è stato condotto attraverso indagini diagnostiche preliminari, puliture, consolidamenti, rimozione delle stuccature e ridipinture incongrue, integrazioni cromatiche e protezioni finali, privilegiando materiali compatibili e reversibili.
L’obiettivo complessivo è quindi quello di coniugare la sicurezza e il miglioramento sismico dell’edificio con la conservazione della sua autenticità storico-artistica, salvaguardando sia la struttura sia le preziose decorazioni che caratterizzano Palazzo Filoni.
Considerata la nuova destinazione d’uso, concepita come hub tecnologico e spazio dedicato alla ricettività, è in corso un significativo intervento di riqualificazione, volto anche alla ridefinizione del sistema distributivo e impiantistico. Gli impianti sono stati integralmente rinnovati e adeguati alle nuove esigenze funzionali dell’edificio. Particolare attenzione è stata riservata alle sale del piano nobile, nelle quali saranno inseriti appositi totem tecnologici, progettati in modo da inserirsi armoniosamente nel contesto di pregio e, al contempo, concentrare al loro interno le principali connessioni e dotazioni impiantistiche, riducendo al minimo l’impatto sulle strutture e sugli apparati storici.
Anche per quanto riguarda le finiture, è stata posta particolare attenzione alla selezione dei materiali, nel pieno rispetto della materia storica esistente. Le nuove soluzioni sono state studiate con l’obiettivo di coniugare le esigenze distributive e funzionali contemporanee, quali l’inserimento di nuovi servizi igienici e la realizzazione o l’adeguamento delle connessioni verticali, con la necessità di preservare e valorizzare i caratteri architettonici e materici originari. Ne deriva un inserimento sapiente del linguaggio contemporaneo con l’esistente, creando un dialogo consapevole tra passato e presente.
