Il Deposito-Laboratorio della Mole Vanvitelliana di Ancona è un presidio operativo dedicato alla conservazione e al restauro dei beni culturali mobili recuperati nelle Marche meridionali dopo il sisma del 2016, con l’obiettivo di restituirli ai territori di provenienza e alla fruizione delle comunità. Attivato nelle prime fasi dell’emergenza negli spazi messi a disposizione dal Comune di Ancona, è stato allestito grazie alla collaborazione tra l’Istituto Centrale per il Restauro (ICR), la Soprintendenza ABAP Ascoli Piceno, Fermo e Macerata e le strutture regionali di coordinamento dell’emergenza.
Nel gennaio 2025 custodiva oltre 1.500 opere, tutte censite e catalogate, provenienti da chiese, pinacoteche e altri edifici pubblici delle province di Ascoli Piceno, Fermo e Macerata.
Alla funzione iniziale di ricovero e messa in sicurezza si è progressivamente affiancata un’attività strutturata di restauro, sostenuta dai finanziamenti del Ministero della Cultura nell’ambito del D.M. n. 587 del 18 dicembre 2020. Le risorse destinate alla Mole sono gestite dall’ICR, che cura le attività tecnico-scientifiche in collaborazione con la Soprintendenza Archeologia, Belle Arti e Paesaggio per le province di Ascoli Piceno, Fermo e Macerata, con Francesca Capanna responsabile del progetto e Angelandreina Rorro direttrice dei lavori.
Da gennaio 2024 la presenza continuativa di restauratori professionisti selezionati mediante procedura comparativa e l’allestimento di un laboratorio attrezzato hanno consentito di sviluppare interventi conservativi completi, con il supporto di specialisti per la diagnostica e la movimentazione delle opere. La documentazione dello stato di conservazione e degli interventi eseguiti alimenta il sistema della Carta del Rischio, offrendo una base conoscitiva per il monitoraggio dei beni e la programmazione delle successive restituzioni, coordinate dal funzionario della SABAP Ascoli Pierluigi Moriconi.
In questo percorso si inseriscono le tante riconsegnete completate tra cui quelle delle opere destinate alla Diocesi di Ascoli Piceno, al Comune di Sarnano, alla Curia arcivescovile di Camerino e San Severino e al Monastero di San Giacomo di San Ginesio, tra cui il Polittico del Compianto di Vincenzo Pagani e la Croce astile di Pescara del Tronto.
Il laboratorio svolge inoltre una funzione formativa attraverso cantieri didattici e tirocini curriculari che coinvolgono gli studenti della Scuola di Alta Formazione e Studio dell’ICR delle sedi di Roma e Matera, affiancati da docenti e restauratori professionisti. L’esperienza della Mole evidenzia come la tutela del patrimonio colpito da una calamità trovi pieno compimento nel ritorno delle opere ai contesti di appartenenza, dove possono recuperare la propria funzione culturale, sociale e identitaria. Tale obiettivo richiede un raccordo costante con gli enti proprietari e una programmazione che coordini il restauro dei beni mobili con il recupero e la verifica dell’idoneità degli edifici destinati a riaccoglierli. La restituzione consente anche di liberare spazi nei depositi, mantenendone la capacità di risposta a eventuali nuove emergenze. La continuità operativa del Deposito-Laboratorio e la pianificazione dei rientri costituiscono quindi elementi rilevanti per la programmazione ministeriale, connettendo la conservazione del patrimonio alla ripresa della vita culturale dei territori colpiti dal sisma.
