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Domus di TITO MACRO

La “Domus di Tito Macro” è una delle più vaste dimore di epoca romana tra quelle rinvenute nel Nord Italia, copre una superficie di 1.700 metri quadrati e rappresenta un unicum in Europa.

In particolare, gli scavi hanno permesso di riconoscere la pianta della domus del I secolo d.C., quando la casa “ad atrio” dovette appartenere a un certo Tito Macro, il cui nome è inciso su un peso in pietra rinvenuto nei recenti scavi.
L’abitazione si estende tra due strade lastricate della città (cardini) all’interno di uno degli isolati meridionali della colonia fondata nel 181 a.C., dal quale provengono il celeberrimo mosaico del ratto d’Europa, il bellissimo pavimento con tralcio di vite con fiocco e il ‘pavimento non spazzato’, ora esposti al Museo Archeologico Nazionale, e il mosaico del Buon Pastore.

Le indagini archeologiche hanno permesso di documentare inoltre le fasi di evoluzione della domus, che fu oggetto di varie trasformazioni e rinnovamenti tra cui il grande mosaico della pesca, che verrà ricollocato nella sala di rappresentanza aperta sul giardino.
Il tenore di vita dei proprietari è testimoniato da un bellissimo anello d’oro e pasta vitrea datato II-III sec. d.C. Oltre 1.200 sono le monete restituite dagli scavi, tra le quali spicca il sesterzio di Massimino il Trace (235-236 d.C.), l’imperatore che trovò la morte proprio ad Aquileia per mano dei suoi stessi soldati che avevano stretto d’assedio, senza successo, la città rimasta leale a Roma. Un tesoretto di ben 560 monete è stato poi ritrovato nella zona dell’atrio, nascosto dal suo proprietario in una buca intorno al 460 d.C., nei turbolenti anni successivi alla presa di Aquileia da parte di Attila, re degli Unni, e mai recuperato.

 

The “Domus di Tito Macro” is one of the largest residences from the Roman era among those found in Northern Italy, covering an area of 1,700 square meters and representing a unicum in Europe.

In particular, the excavations have made it possible to recognize the plan of the domus from the 1st century AD, when the “atrium” house must have belonged to a certain Tito Macro, whose name is engraved on a stone weight found in recent excavations.
The house extends between two paved streets of the city (cardini) within one of the southern blocks of the colony founded in 181 BC, from which the famous mosaic of the rape of Europa comes, the beautiful floor with a vine branch with a bow and the ‘unswept floor’, now exhibited in the National Archaeological Museum, and the mosaic of the Good Shepherd.

The archaeological investigations have also made it possible to document the evolution phases of the domus, which was the subject of various transformations and renovations including the large fishing mosaic, which will be relocated in the reception room opening onto the garden.
The standard of living of the owners is testified by a beautiful gold and glass paste ring dated II-III century. A.D. Over 1,200 coins have been returned from the excavations, among which the sestertius of Maximinus the Thrax (235-236 AD) stands out, the emperor who met his death right in Aquileia at the hands of his own soldiers who had laid siege, without successful, the city remained loyal to Rome. A hoard of 560 coins was later found in the atrium area, hidden by its owner in a hole around 460 AD, in the turbulent years following the capture of Aquileia by Attila, king of the Huns, and never recovered.

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